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Ronci: “La nostra squadra va amata, bisogna far sentire questo clima ai giocatori come i tifosi hanno fatto finora”

Bologna, 21 maggio –

 

Le parole del Direttore Generale Paolo Ronci rilasciate al Corriere di Bologna nella edizione odierna.

«Stare tutti i giorni con la squadra, concetto esteso che non comprende solo i giocatori, fa parte del mio ruolo. Ho letto molto, imparando altrettanto da bravissimi dirigenti conosciuti all’estero. Il mio ruolo è quello di tenere l’equilibrio negli stimoli, che a volte non si forniscono solo con pacche sulle spalle, e creare empatia. L’empatia va ricercata, quella è il segreto, se vogliamo trovarne uno. L’empatia consente alle squadre a un certo punto di prendere il vento buono e diventare inattaccabili».

La Virtus quando ha preso il suo vento buono?
«Quest’anno arrivare alla Coppa Italia in cattive condizioni ha pizzicato il nostro senso di competizione. Ma quel vento bisogna andarlo a cercare e noi alla Virtus ne abbiamo tanti che sanno dove trovarlo».

E prima?
«Allo stop per la pandemia eravamo uno spettacolo, dicevo “mamma mia”. Quello ha lasciato una traccia. Ripartendo per il nuovo campionato ci siamo dovuti riprendere, volevamo già essere alle partite decisive che ci eravamo guadagnati l’anno prima e invece mancavano sei mesi. Ma poi, un po’ com’è accaduto all’Efes, quel seminato è tornato fuori. È stata una spinta».

Torniamo a oggi. Lei va alla finale di Eurolega e viene invitato alla serata di gala. La Virtus è tornata sulle mappe.
«Non saremo una comparsa. Vogliamo restare più di un anno e partecipare alla vita e allo sviluppo dell’Eurolega. Lo faremo con competitività e umiltà».

La parola «competitività» ritorna molto nei vostri discorsi. E molti «competitor» li avete ingaggiati.
«Abbiamo la competitività come senso quotidiano, è una ossessione al miglioramento. Quando Teodosic ha firmato, è venuto in una Virtus che poteva solo immaginare. È stata la prima pietra di un’idea. Quando abbiamo iniziato a parlare con Belinelli, ha pronunciato la parola “vincere” 18 volte nei primi due minuti di conversazione. Era quello che volevamo, e lui stava testando la nostra ambizione. L’arrivo di Hackett e Shengelia ha portato ulteriore valore, oltre al mestiere di cui ha parlato Scariolo».

Di solito quando una squadra vince, si esalta l’altruismo dei campioni. Qui appare un’altra caratteristica: la capacità di allenarvi reciprocamente, staff, squadra e dirigenti.
«È vero. Il punto è che in questa società tutti amano fare le cose di cui la Virtus ha bisogno per vincere. Il dottor Zanetti, per quanto riguarda sé stesso, Baraldi e me, ha parlato di trio unitissimo e stoico. È un messaggio forte. E al gruppo piace stare insieme, stimolarsi l’un l’altro. I giovani osservano i veterani ma i veterani si osservano tra loro: c’è sempre qualcosa da prendere».

L’arrivo di Scariolo ha segnato un altro salto di qualità nel vostro progetto?
«Sergio ha una serenità competitiva che lo caratterizza ma questo porta con sé un elevatissimo senso di esigenza. È la mentalità: pretende, e chi gioca qui è consapevole di dover dare il massimo. Con lui ho uno stimolante confronto quotidiano, siamo due persone molto riflessive».

Oggi siete voi la preda, e non più Milano?
«Non amo parlare degli altri. Noi vogliamo difendere lo scudetto e penso che, al massimo delle nostre possibilità, siamo una squadra molto difficile da battere».

La città parla già del domani, sono usciti i nomi di Milutinov, Vesely, Polonara…
«La nostra squadra va amata, bisogna far sentire questo clima ai giocatori come i tifosi hanno fatto finora. Per il mercato ci sarà tempo. Certo, oggi ritengo la Virtus una rising star, sia cioè nella top ten dei club europei dove un giocatore vorrebbe giocare, e questo fisserà degli obiettivi per il nostro mercato. Fare l’Eurolega per entrare nelle prime otto richiede un roster strutturato e profondo, che costruiremo. Essere arrivati a poter ingaggiare due campioni come Hackett e Shengelia segna la direzione che vogliamo avere, ma non bisogna pensare che servano solo grandi nomi: uomini decisivi come Weems, Cordiner e Jaiteh, mvp di Eurocup, sono arrivati grazie al lavoro di scouting. Inoltre difficilmente la squadra è perfetta al 20 agosto: il club si tiene sempre uno spazio di manovra».

Shengelia rimarrà?
«Quando ha firmato ci siamo fatti una promessa: prima raggiungiamo gli obiettivi, poi parliamo. Lui sta benissimo a Bologna, per noi è molto importante averlo. A fine playoff, saremo la reciproca priorità».

Mannion è stato condizionato da problemi che non hanno permesso al progetto tecnico di sbocciare. Ha ancora un anno (costoso) di contratto e l’uscita per la Nba. Il futuro quale sarà?
«Nico ha avuto una malattia seria, non una indisposizione. E ha dovuto rincorrere tutta la stagione, sottoposto a giudizi costanti. Questo per lui non è stato l’anno uno con noi, ma l’anno 0,5. Finito il campionato ci troveremo per rivalutare la situazione. Questa estate sarà molto importante per il suo futuro».

Ma lei si arrabbia mai?
«Solo quando qualcosa di inaccettabile arriva a sporcare la serenità del gruppo. A quel punto faccio scudo. Anche questo serve per prendere quel vento giusto che consente di aprire grandi cicli di vittorie. E noi vogliamo aprirne uno».