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Paolo Barlera

Paolo Barlera

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Era un talento, e avrebbe potuto essere un campione. Era un ragazzo di ventisette anni, e c’è sempre qualcosa di stridente quando si è costretti a raccontare una morte giovane. Era diventato uomo prima del tempo, combattendo anno dopo anno con il male che se l’è portato via qualche giorno prima del Natale 2009. Paolo Barlera ha sofferto per quasi nove anni, lottando contro un destino che ha cominciato a togliergli proprio quando sembrava avergli dato tanto. Una passione, una vocazione, e un futuro che sembrava già scritto. Che pareva srotolargli davanti parquet di altissimo livello. Grande basket, basket per grandi. La malattia gli ha cambiato la visione delle cose, certamente anche la gerarchia dei valori della vita. Delle peggiori, con quel nome secco, tagliente, maledetto: leucemia. Lui non si è arreso. Ci ha messo voglia di vivere, spirito da combattente, anche serenità, che colpiva tanto quelli che sapevano del suo calvario.
Paolo era nato a Monrovia, dove il papà ingegnere lavorava, l’8 settembre 1982. Prodotto del vivaio bianconero, era già in prima squadra, e nel giro azzurro, quando le prime avvisaglie della malattia iniziarono a limitarne l’ascesa. Nella stagione 2001-2002 le prime presenze, diciotto, in Serie A, con la canotta della Kinder. Poi una storia di cadute e riprese, di angoscia e speranza. Al Progresso nel 2002, fu tra gli uomini scelti da Claudio Sabatini dopo il salvataggio dell’estate 2003. Il patron lo volle capitano dell’allora FuturVirtus, ma di lì a poco i problemi di salute lo fermarono ancora. Anni di buio, di lotta delicata e totale, prima di un rientro che fu accolto nell’ambiente come la più bella delle notizie. Barlera andava in prestito a Biella, portava la sua classe di centro mobile e rapido a dispetto dei 216 centimetri d’altezza, alla corte di Luca Bechi. Tornava ad essere un giocatore di Serie A. Due anni, dal 2006 al 2008, e un totale di 48 partite, in una società e in una squadra che erano anche una grande famiglia, sapendo che a Bologna nessuno lo aveva dimenticato. Nella stagione 2008-2009 Claudio Sabatini lo tesserò ancora alla Virtus, sperando che il peggio fosse alle spalle. Il peggio, invece, doveva ancora venire. Dall’estate 2009, Paolo ha vissuto nell’equilibrio precario che la leucemia, e le cure per tentare di debellarla, provocano. In pochi mesi, le cose sono peggiorate progressivamente. Fino alla fine, prematura ed ingiusta.
Paolo Barlera non c’è più. Sarà retorica, ma vogliamo immaginarlo nei pascoli del cielo, dove deve pur esserci da qualche parte un playground in cui giocare finalmente libero da tutto questo male insieme a Chicco Ravaglia e Matteo Bertolazzi. Fantastici ragazzi che dovremmo ancora avere accanto, se la vita e la morte non seguissero così spesso disegni incomprensibili.