UBW, L'INTERVISTA - Zonca: "Una fortuna fare questo mestiere in casa Virtus"

01/12/2017

di Marco Tarozzi

Terza stagione in casa Virtus. Paolo Zonca, preparatore fisico del settore giovanile bianconero, la affronta sentendosi in famiglia, parte integrante di un progetto a cui la società tiene in modo particolare. E mette alla prova conoscenze ed esperienza di campo, spendendosi a tutti i livelli: quest’anno segue il gruppo degli Esordienti, i più giovani del settore, quello degli Under 15, arrivando fino ad Under 18 e Under 20, gruppi i cui giocatori si allenano quotidianamente sempre più vicini alla soglia del professionismo. Un quadro completo, non c’è che dire.

“Anno dopo anno, siamo cresciuti sia nell’affiatamento che nel metodo di lavoro, affinando nel tempo i particolari e la gestione del lavoro integrato. Riuscire a mettere insieme il lavoro fisico, che curo io, e quello con la palla che è materia di insegnamento degli allenatori, fa la differenza. Ci sono, naturalmente, differenze tra i vari gruppi di età. Con gli Under 18 e gli Under 20 si va più nello specifico a livello di carico: abbiamo due partite a settimana e una quindicina di ragazzi da seguire, ognuno dei quali fa diverse ore di lavoro fisico anche individuale. Lavori che vanno di pari passo con la parte tecnica, ed è tutto un incastro di pezzi che vanno fatti collimare per la costruzione di un gruppo”.

Per questo non c’è un semplice canovaccio da seguire, ma il dialogo tra le varie componenti dello staff deve essere costante.

“Il rapporto con lo staff tecnico è continuo, e in nessun gruppo facciamo lavori di routine o puro svolgimento di protocolli. Ci sono situazioni che cambiano da un giocatore all’altro, e nei diversi periodi della stagione. Seguirle nel modo corretto ci permette di avere un focus immediato, ma anche idee il più possibile precise per la formazione dei giocatori, cercando di portare i nostri ragazzi al miglior livello possibile. Per questo i raffronti sono giornalieri: si discute su cosa e come si può migliorare, su ciò che è stato fatto e su quello che ancora si può fare”.

Bisogna anche saper tarare gli obiettivi a seconda del gruppo che si ha di fronte. I ragazzini hanno un approccio diverso dai giocatori già formati.

“Con gli Under 15, insieme a Cristian Fedrigo, abbiamo insistito molto sulla necessità di creare buone abitudini. Instillando il concetto di cura del proprio corpo, di responsabilità, di cura dei dettagli. In questo caso, si tratta da parte loro di imparare anche comportamenti non usuali, sempre ricordandosi che in Virtus vivono un ambiente che può aiutarli a crescere. In particolare, stiamo abituando i nostri ragazzi a capire che per ogni problematica c’è un rimedio, dal punto di vista della preparazione fisica e della fisioterapia, dunque imparare ad essere vigili, attenti anche alla comunicazione immediata con lo staff che li segue è un aspetto molto importante. A livello di impostazione del lavoro fisco gli Under 15 fanno molto lavoro in campo, di agilità e rapidità. Nel contempo ho iniziato a seguire anche gli Esordienti, ed è un piacere perché è la categoria con cui avevo iniziato quindici anni fa. Lavorare con un gruppo di bambini di questa età mi ricorda i miei inizi, e mi diverte perché mi fa uscire da un ruolo più “professionale” riconquistando anche una dimensione più ludica”.

Un impegno totale che permette anche diversi angoli di visuale…

“Dal punto di vista globale, sento di avere più visioni del singolo aspetto. Il movimento che faccio fare ai ragazzi in sala pesi si tramuta nei movimenti che poi eseguiranno in campo. La conoscenza dei movimenti specifici della pallacanestro applicati alla preparazione fisica è immediatamente fruibile, c’è una correlazione diretta. Avendo potuto fare un percorso totale, dal minibasket fino all’Under 20, dal mestiere di allenatore a quello di preparatore fisico, credo di avere più chiaro nella testa il percorso che occorre ad accompagnarli dall’infanzia all’età adulta”.

Una professione delicata e importante, quella del preparatore fisico. In Virtus, come ogni dettaglio del resto, assume un significato anche più profondo.

“Sicuramente vivere questa professione in questo ambiente mi gratifica. Lavoro in una delle migliori società, se non la migliore, per quanto riguarda il settore giovanile, e lo faccio nella mia città. E’ come se fossi nato a Barcellona e avessi l’opportunità di lavorare per una delle squadre di calcio più vincenti dell’era moderna, quella “blaugrana”. E’ anche una grande occasione di crescita giornaliera per me, grazie al rapporto con tutto lo staff, con Carlo Voltolini e Matteo Fini, con gli allenatori, con gli stessi ragazzi. Ci sono situazioni sempre nuove da gestire, e questo mi arricchisce. Così come poter lavorare in una situazione e un ambiente di altissimo livello. Ecco, credo che il senso sia proprio questo: l’esperienza che sto facendo in Virtus è un arricchimento, sia umano che professionale. Non c’è posto migliore per rendere più solidi la mia conoscenza e il mio mestiere”.