Ecco Baldi Rossi: “Un’emozione ripartire da dove sono cresciuto”

01/12/2017

Cronaca di un ritorno. Se varcare la soglia della palestra Porelli è un’emozione per chiunque faccia di mestiere il giocatore di pallacanestro, figurarsi cosa può voler dire per Filippo Baldi Rossi. Uno che dentro quelle mura è cresciuto, partendo ragazzino e uscendo professionista del basket. Il nuovo (o meglio, ritrovato) numero 8 bianconero racconta emozioni e prime impressioni nel ventre del PalaDozza, a margine del suo secondo allenamento alla corte di Ramagli. E ammette: non è una sensazione qualunque.

Tocca a Julio Trovato, Gm bianconero, spiegare come e perché si è arrivati a puntare su un giocatore che faceva parte del gruppo dei prescelti da Messina all’ultimo Europeo.

“Nel programma di costruzione della squadra, volevamo inserire un giocatore americano nel ruolo di 4. Abbiamo lavorato a varie possibilità, senza però trovare soluzioni valide. Quindi abbiamo anche pensato a soluzioni diverse, valutando giocatori italiani, il che ci avrebbe permesso di mantenerci ai vertici della classifica delle società che li utilizzano. Quando mi è si è presentata la soluzione di Filippo l’ho colta al volo: il valore del giocatore non si discute, e neppure quello della persona. Abbiamo trovato in poco tempo un accordo sia con Trento che con l’agente di Filippo, chiudendo in fretta un’operazione perfetta e lineare. Non mi resta che aggiungere: bentornato, Filippo!”

L’emozione è qualcosa che non vale la pena tenere nascosto. E Filippo non la nasconde. Il passato racconta di un ragazzo arrivato a casa Virtus da Vignola a 14 anni, cresciuto fino a diventare uno dei migliori in Italia.

“Tormare dove ho passato la mia infanzia, dove ho costruito la mia carriera, è stata davvero un’emozione enorme. Ieri mattina ho subito rivisto persone che mi hanno aiutato a crescere fin da ragazzino. Non avevo perso i contatti con Giordano Consolini, con Daniele Cavicchi che per primo mi ha allenato nel settore giovanile e che ora ritrovo nello staff di Ramagli. Ho passato due mesi complicati a Trento, non lo nascondo. Andare in Nazionale è stato importante, mi è servito a rientrare in fretta, ma negli ultimi due mesi ho pagato un po’. Questa nuova avventura mi stimola, perché sono tornato a casa”.

Un’idea del gruppo nel quale entra, Filippo se l’è fatta.

“E’ una Virtus diversa da quella che avevo lasciato, e anche da quella contro cui ho giocato. Ha molta ambizione, gruppo e staff di alto livello. Conosco Ale Gentile e Aradori, ho avuto Ramagli come allenatore nell’Under 18. Sono fortunato, parto avvantaggiato”.

La chiusura di un cerchio, per Filippo.

“Ho fatto un percorso che mi ha aiutato a crescere, e mi sono tolto molte soddisfazioni. Ho firmato un triennale a Trento, nella passata stagione, ma forse qualcosa si era rotto. Ora sto bene, mi sento un gradino più in alto e sono pronto a dare il mio contributo. Ramagli mi ha chiesto cose che posso dare, cose emplici, Non sono mai stato un accentratore, mi piace far girare la squadra. Credo di poter dare risposte positive alle esigenze del coach”.

Riportare la Virtus ad alta quota: una ricetta?

“A Trento abbiamo ottenuto risultati senza porci obiettivi particolari, e in questo il gruppo dei giocatori italiani è stato l’anima della squadra. In Virtus vedo molte similitudini: gli italiani sono un gruppo compatto, gli americani sono bellissime persone che mi stanno aiutando nell’adattamento. I finali di partita, come quello di Trento? Credo sia una questione di dettagli da sistemare, e possiamo riuscirci. Certo, intorno alla Virtus ci sono aspettative importanti. Sento però che la pressione è positiva, che l’ambiente è sano. Gli obiettivi della squadra sono noti, il mio è quello di tornare ad alti livelli, e di riuscirci qui”.

(foto Roberto Serra/Virtus Pallacanestro)

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