Virtus e Coppa Italia: un viaggio pieno di storia e gloria

Uno sguardo alla bacheca, per capire che il posto della Virtus nella storia della Coppa Italia è quello che si riserva agli attori protagonisti. Nome stampato appena sotto il titolo, a caratteri cubitali.

Perché sono quattordici, nella storia bianconera, le finali raggiunte, e ben otto i trofei alzati da vincitrice. Solo Treviso ha saputo fare altrettanto, e l’Olimpia Milano, avversaria nei quarti di finale dell’edizione 2019, si è fermata a quota sei davanti a Siena con cinque e Varese con quattro.

Il primo trionfo arrivò nel 1974. C’era Dan Peterson al timone, Gigi Serafini era il capitano, John Fultz l’americano da corsa. E c’erano Albonico, Bertolotti, Benelli, Gergati, un giovanissimo Marco Bonamico. “Kociss” Fultz scrisse 28 nella finale con la Snaidero, chiusa sul 90-74.

Nel 1984, prima di conquistare un tricolore storico, quello della Stella, la Virtus Granarolo di Alberto Bucci andò a prendersi il trofeo dopo una sfida all’ultimo punto con Caserta, chiusa sul punteggio di 80-78, con 20 punti di Bonamico.

Nel 1989, con un altro americano alla guida, Bob Hill, e la V nera griffata Knorr battè ancora Caserta, 96-93. A brillare la stella di Ray Sugar Richardson, che ne mise 25 e in assoluto brillò per tutto il torneo.

Nel 1990, prima volta con la formula della Final Four, a fare le spese della potenza bianconera fu il Messaggero Roma. 94-83 in finale, con Roberto Brunamonti stellare a quota 29 punti. In panchina, per la prima volta, un giovane coach destinato a grandi ribalte e grandi onori: Ettore Messina.

Nel 1997, il quinto successo nella manifestazione fu guidato dalla panchina da un coach “fuori dagli schemi”: Roberto Brunamonti era stato in campo fino alla stagione precedente, in quella della vittoria in finale con la Polti Cantù (75-67) era partito da dirigente, in estate, sostituendo poi per volere del presidente Cazzola l’esonerato Alberto Bucci a marzo inoltrato. Finita la stagione, non avrebbe più intrapreso il mestiere di allenatore, preferendo altre strade nel basket.

Due anni dopo, nel 1999, ecco nuovamente la firma di Messina sulla vittoria numero sei: Kinder-Rooster Varese 65-63, Abbio a quota 19 e Frosini Mvp della finale, con 11 punti e 12 rimbalzi.

Finalmente, 2001. L’anno del Grande Slam firmato Ettore Messina. La Virtus vince tutto: scudetto, Coppa Italia ed Eurolega. Non in quest’ordine, perché la coppa nazionale arriva per prima ad arricchire la bacheca bianconera. Faccia a faccia conclusivo nel segno della tradizione, con le V nere opposte alla Victoria Libertas Pesaro. Ma Kinder-Scavolini è un atto finale senza storia, e finisce 83-58. Manu Ginobili e Rashard Griffith volano a quota 15 e il centro di Chicago viene eletto Mvp della finale.

Nel 2002, l’ottavo ed ultimo sigillo contro il Montepaschi Siena: 79-77 e un Manu Ginobili strepitoso, Mvp con 28 punti realizzati.

Un anno fa, la Virtus Segafredo appena tornata in Serie A ha conquistato la Final Eight, ripresentandosi all’atto conclusivo della Coppa Italia esattamente  sei anni dopo l’ultima apparizione. La sua corsa si è interrotta contro il muro della Germani Brescia, poi approdata alla finale contro la Fiat Torino, vincitrice dell’edizione 2018.

Per l’appuntamento con la PosteMobile Final Eight 2019, la Virtus Segafredo di Pino Sacripanti trova un avversario di altissimo livello. L’Armani Exchange Milano è la squadra più attrezzata, sulla carta la grande favorita. Ma al MandelaForum, giovedì 14 febbraio alle 21, andrà in campo anche la storia: questa sarà la 173ma sfida tra Olimpia Milano e Virtus Bologna, e arriva subito dopo la gara di ritorno del campionato di Serie A, giocata lo scorso 27 gennaio. In campionato le due squadre che hanno vinto più titoli nella pallacanestro italiana, ma in Coppa Italia comanda Bologna: otto vittorie contro sei.