Addio a Bisacca, meteora sulla panchina bianconera

L’avvocato Porelli in persona l’aveva chiamato a Bologna, cercando di rinverdire i fasti di qualche anno prima, quando dal cilindro del basket d’oltreoceano aveva pescato un allenatore destinato a scrivere pagine di storia della V nera e del basket italiano, Dan Peterson. Ma a George Bisacca, venuto a mancare a quasi novant’anni nel New Jersey, dove viveva, l’avventura bianconera andò decisamente peggio. George aveva coltivato la sua passione per il basket alla Farfield University, prendendo poi il timone dei Farfield Stags per undici stagioni, fino al 1968. Poi aveva scelto la professione di avvocato, una decisione che gli aveva comunque lasciato l’amaro in bocca, come spiegò nel 1982 in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Lasciai il basket per il mio studio di avvocato perché avevo sei figli da mantenere, adesso che non ho più di questi problemi il basket è per me un lusso e posso finalmente tornare al mio antico amore”.

Da avvocato, quando arrivò la chiamata di Porelli, era tra l’altro rappresentante della Lega italiana, e collaborava con le società italiane nelle loro operazioni di mercato negli States. Arrivò alla Virtus dopo Aza Nikolic, nell’anno in cui debuttava in bianconero Roberto Brunamonti, stagione 1982-1983. E partì col piede giusto: cinque vittorie nelle prime sei partite fecero pensare che questo americano avesse, a sua volta, trovato la chiave della nostra pallacanestro. Dalla settima di campionato, una serie di quattro sconfitte in cinque gare, con una brutta caduta in casa contro Cantù, un -20 che l’avvocato faticò a digerire. Dopo il ko con Livorno, Bisacca chiuse la sua avventura bianconera (pur continuando a collaborare con la società dagli States) lasciando la panchina a Mauro Di Vincenzo. Sarebbe apparso ancora sulla panchina di Pesaro, per undici partite, nel campionato 1984-1985.