23 aprile 1998: vent’anni fa, la prima volta della Virtus in Eurolega

di Marco Tarozzi

Era il 23 aprile 1998. Vent’anni fa, giusti giusti. Finì, sul parquet del Palau Sant Jordi, con un Gus Binelli dai capelli biondo platino, con i sigari consumati avidamente da Sasha Danilovic e Hugo Sconochini in spogliatoio, con la coppa alzata a raccontare al mondo intero che quella era la Virtus campione d’Europa. Che tempi, e che emozioni. Era la Virtus che usciva da un periodo tutto italiano per prendersi il basket da questa parte dell’oceano, otto anni dopo il trionfo in Coppa delle Coppe e facendo brillare il trofeo più importante di tutti.

E che finale, poi. Davanti al popolo bianconero, contro l’Aek dopo aver piegato il Partizan in semifinale, lasciati ormai alle spalle anche gli strascichi del derby e della sua battaglia nei quarti. Quella contro la Fortitudo, rileggendola dopo, era stata la sfida più complessa, non solo per gli animi che si erano accesi sul campo. Normale, perché Basket  City era talmente in alto che fosse stata quella, la finalissima, nessuno avrebbe avuto da ridire.

I greci, invece. E tra di loro un ex passato sull’altra sponda per restare un’altra volta con l’amaro in bocca: Claudio Coldebella, uscito dalla casa bianconera prima che diventasse un castello.

Un capolavoro di Ettore Messina e dei suoi ragazzi, la Final Four di Barcellona. Buttato fuori il Partizan Belgrado, restava l’Aek fatto di muscoli, centimetri, talento ed esperienza. Una minaccia, ma come nella partita contro gli slavi la truppa di Ettore era dentro il “magic moment”. Inarrestabile. Serviva il miglior gioco europeo, e i bianconeri lo misero in pratica: difesa di granito, capace di concedere 44 punti in quaranta minuti a una squadra che annoverava tra i suoi gioielli gente come Vic Alexander e Willie Anderson, e di tenere il gioco su ritmi bassi che mandarono in confusione la truppa di Ioannidis. C’era gente, in quella Virtus, che aveva talento sufficiente per cercare di risolverla in proprio. Invece si misero tutti a disposizione del gruppo, e quel gruppo salì per la prima volta sul gradino più alto d’Europa.

Dentro, le tante storie che contribuiscono a fare la storia. Zoran Savic che ad inizio stagione era finito addirittura fuori squadra, e si ritrovava Mvp ed eroe di quella Final Four, tornando con un’aria quasi sorpresa dagli spogliatoi per ritirare il premio dedicato al migliore di tutti. Sasha Danilovic e il suo talento infinito, che preferì sposarlo a quello di Antoine Rigaudeau per costruire, insieme al francese, una macchina perfetta e invincibile. Rascio Nesterovic, il gigante ragazzino che di lì a poco avrebbe preso la strada della Nba. Hugo Sconochini, il “Condor” che esplodeva in tutta la sua potenza regalando emozioni e spettacolo puro. E quel pugno di “ragazzi italiani” che accanto a questi campioni sviluppavano il talento, rendendosi a loro volta fondamentali.

Fermare due immagini aiuta a fissare nella memoria questo trionfo. Sono il rimbalzo appoggiato da Zoran Savic a Danilovic, nel momento in cui l’Aek era tornato a cinque lunghezze e lo Zar non si fece pregare a piazzare un canestro che ridava il respiro. E ancora lui, il gigante Zoran, quello che ha vinto dovunque ha giocato, a chiudere il discorso a un minuto e ventisei secondi dalla fine, con la tripla del +10.

Ma eccone un’altra, di istantanee da ricordare. Quel pezzo di Bologna che seguì la Virtus fino in terra catalana, testimone di un’attesa che tutti volevano e sapevano prossima a terminare. Un colpo d’occhio da emozione: in tremila i greci, in duemila i serbi e un migliaio di trevigiani. Ma quasi seimila anime bianconere, un esodo in massa alla cui guida si sarebbe messo, il giorno della finale, il Sindaco di Bologna in persona, Valter Vitali. E il resto del popolo bianconero ad aspettare al Marconi al momento del ritorno degli eroi. Tra cori, striscioni, tamburi, con la consapevolezza che questa volta il sogno era diventato realtà.

I CAMPIONI D’EUROPA 1998
LO STAFF – Alfredo Cazzola, Ettore Messina, Giordano Consolini, Giorgio Valli, Roberto Brunamonti, Achille Canna, Roberto Rimondini, Enzo Grandi, Marco Balboni
LA SQUADRA – Predrag Danilovic, Antoine Rigaudeau, Zoran Savic, Alessandro Abbio, Hugo Sconochini, Radoslav Nesterovic, Augusto Binelli, Claudio Crippa, Alessandro Frosini, Riccardo Morandotti, Matteo Panichi, Enrico Ravaglia

(foto di Roberto Serra – Riproduzione vietata)