UBW - Marco Patuelli: "Saper fare squadra è il nostro successo più grande"

08/02/2017

di Marco Tarozzi

La sua è una storia professionale alimentata da una forza trascinante. Quella della passione. L’amore per la pallacanestro che ha portato Marco Patuelli prima in campo, poi dietro una scrivania nella sua Imola, infine nel tempio della V nera, la sede di via dell’Arcoveggio con gli uffici sopra la leggendaria palestra Porelli, dove oggi ricopre la carica di Direttore Sportivo del Settore Giovanile Unipol Banca. Affascinante e di grande responsabilità, perché l’impegno e l’attenzione verso i giovani è da sempre un segno distintivo nel mondo Virtus, e tocca a lui, ad appena ventisette anni, il ruolo di gestire accanto al responsabile Federico Vecchi, il futuro dei piccoli talenti bianconeri.

E’ a Bologna, nella casa bianconera, da due anni e mezzo. Nei quali tante cose sono cambiate, non soltanto a livello di prima squadra. All’inizio della stagione scorsa, per esempio, Vecchi ha preso il timone del settore, e da allora Patuelli condivide con lui un ufficio e mille progetti.

“In questi due anni e mezzo, da quando sono arrivato alla Virtus, di cambiamenti in seno alla società ce ne sono stati. Però non si è mai perso il filo conduttore, quello di crescere e formare ragazzi, sviluppare il loro potenziale e portarli a giocare al livello di pallacanestro più alto possibile. Molte figure sono cambiate. Per quello che mi riguarda conoscevo bene Federico Vecchi, perché avevamo già lavorato insieme a Imola. Con lui mi trovo benissimo, abbiamo ripreso a condividere il lavoro quotidiano e il bilancio di un anno e mezzo insieme è più che positivo”.

Proviamo a entrare nel dettaglio di questo lavoro, impegnativo e appagante.

“Sono soddisfatto di ciò che è stato fatto nelle stagioni passate, e di quello che si fa attualmente. Credo che in questo momento si sia creato il clima giusto all’interno della società. Il gruppo attuale condivide appieno, a trecentosessanta gradi, tutto ciò che si porta avanti. Ci sono obiettivi chiari, tante idee, voglia di fare. E’ stata data ancora maggiore importanza al settore giovanile, e il fatto di ripartire dal campionato di Serie A2 inserendo ragazzi che per età fanno ancora parte delle categorie giovanili, lo dimostra”.

Partiamo dai quattro ragazzi che sono in piante stabile nella Virtus Segafredo Bologna: Oxilia, Penna, Pajola e Petrovic.

“Questo secondo me è un plusvalore, perché i quattro ragazzi che hanno raggiunto la prima squadra sono un simbolo anche per gli altri. La testimonianza concreta che le porte della prima squadra sono aperte per chi venendo dal settore giovanile dimostrerà talento, passione e attitudine”.

Vedere chiaramente che il traguardo è raggiungibile può avere un effetto trainante su tutti gli altri.

“Una delle cose che mi piace di più è lo spirito con cui i ragazzi entrano alla Porelli tutti i giorni per allenarsi e per imparare. Ho visto un clima coinvolgente, anche perchè vedere quattro ragazzi che fino all’anno prima erano tuoi compagni di spogliatoio giocare in prima squadra è uno stimolo per qualunque nostro ragazzo. L’idea che si possano coronare i propri sogni con sacrificio ed impegno diventa tangibile”.

Il settore giovanile è un mondo particolare con peculiarità precise. Si accompagno nella loro crescita ragazzi ancora in formazione, sotto tutti gli aspetti.

“L’approccio è completamente diverso rispetto al basket senior. Ti trovi in palestra con ragazzi che vanno dai dodici ai diciannove anni, che passano dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori, che sono in crescita e vedono tutti i giorni i cambiamenti della nostra società. Gradualmente cerchiamo di responsabilizzarli su tutti gli aspetti che riguardano la pallacanestro e non solo, perché il nostro compito è quello di contribuire alla loro formazione sia all’interno del rettangolo di gioco che fuori”.

Indicare la strada è un mestiere delicato, farlo con una V nera sul petto forse facilita le cose…

“La tradizione del settore giovanile della Virtus, l’importanza che ha avuto nella storia della società sono enormi. Penso ai giocatori che sono si formati in questo settore giovanile ed ai risultati ottenuti dalle varie formazioni negli anni. Chi viene a giocare alla Virtus sente tutta la forza di questa storia. In più, le idee della società che porta avanti questa mission con convinzione permettono di allenarsi quotidianamente nel migliore dei modi. I ragazzi capiscono di essere privilegiati, perché qui possono fare un percorso importante, migliorare come giocatori ma anche maturare come persona”.

Anche la stagione in corso ha già detto molte cose. Se non è tempo di bilanci conclusivi, si può già iniziare a ragionare su quanto è stato fatto.

“Ho apprezzato il lavoro che tutti i capi allenatori e i loro staff hanno fatto su tutte le squadre. Dagli esordienti che hanno appena iniziato il loro percorso nel mondo bianconero, agli Under 18 e Under 20 che sono alla fase finale dello stesso. Sono soddisfatto del percorso di miglioramento che stanno facendo i ragazzi sia a livello individuale che di squadra. Ora inizia la seconda fase della stagione. Gli Under 20 sono primi nel girone emiliano romagnolo e le prime due squadre si qualificano direttamente alle finali nazionali. L’Under 18 inizierà a marzo il girone interregionale e vedrà aumentare sempre di più la competitività delle partite. Per Under 16 e Under 15 inizierà la fase ad orologio, altre partite a livello regionale che decideranno il piazzamento in vista dei concentramenti interzonali che sono in programma nel mese di maggio. Under 14, Under 13 ed Esordienti sono all’inizio del girone di ritorno, ancora tante partite prima dell’inizio dei playoff. Un momento di crescita importante sono anche i numerosi tornei in cui le nostre squadro hanno la possibilità di incontrare compagini di alto livello competitivo, spesso straniere, in una parola un bel modo per arricchire il nostro bagaglio di esperienze”.

Come si misura il successo del lavoro in un settore giovanile

“Nonostante si vada sempre in campo per vincere, il successo di un settore giovanile si misura nel miglioramento a trecentosessanta gradi dei ragazzi, non solo dal punto di vista fisico e tecnico. Nel settore giovanile la crescita delle squadre e del gruppo passa dal miglioramento di ciascun giocatore. La crescita dei nostri giovani è il termometro del nostro lavoro, da quella capiamo se abbiamo lavorato bene o no. In questo percorso conta la forza della squadra, che è l’insieme delle persone che si danno da fare perché questo settore funzioni. Ci sono le squadre che vanno in campo e quelle che lavorano fuori dal campo perché tutto vada per il verso giusto. E l’importanza di quella che io chiamo “la squadra invisibile” è fondamentale: sono quelli che lavorano dietro le quinte, dallo staff tecnico ai preparatori, dallo staff medico agli accompagnatori. C’è chi sta in prima linea, c’è chi non si nota mai ad una prima occhiata, ma insieme questo gruppo di persone preziose è il valore aggiunto che ci permette di progettare e realizzare un percorso importante per i nostri giovani”.