Addio al Maestro Concetto Pozzati, eterno "ragazzo della V nera"

01/08/2017

di Marco Tarozzi

Era tornato a palazzo per amore della Virtus. Nel marzo del 2016, trascinato alla Unipol Arena dall’amico Giorgio Bonaga, il maestro Concetto Pozzati si era seduto in una poltrona di parterre a pochi passi dal presidente Bucci, per ritrovare il calore della gente innamorata del basket, e quell’atmosfera che a Bologna è speciale.

Se ne è andato la sera del primo agosto, questo grande talento dell’arte italiana, a 81 anni e dopo una malattia che gli ha spento la forza e la gioia di vivere in pochi mesi.
Ci piace ricordare la sua espressione di quel giorno, il volto di uno che non ha mai dimenticato di essere cresciuto con addosso la gioia della pallacanestro. Ci piace ricordare le sue parole di quella sera: “Non vedevo una partita dal vivo da una ventina d’anni. Era un altro basket, a quello di oggi confesso di non essere molto abituato. Però ho ritrovato certe sensazioni, prima tra tutte la sofferenza di quando sei lì a sperare che alla tua squadra vada tutto come deve andare”.
Andò bene, quella sera: la Virtus soffrì ma alla fine ebbe la meglio su Varese, e anche questo contribuì a far rivivere al Maestro frammenti di storia con una sfida dal passato nobile.

La vita sportiva di Concetto Pozzati è nata e cresciuta in Virtus. In bianconero ha fatto la trafila delle giovanili, arrivando ad essere aggregato alla prima squadra tra il 1953 e il 1955. La Sala Borsa era il suo regno, e lui non dimenticò mai “quel posto meraviglioso dove giocavi con la gente a un passo, e il tifo era fatto di rumori continui e martellanti che stordivano gli avversari”.
Dopo gli anni in bianconero, quelli alla Reyer Venezia e la fine dei sogni di sportivo a soli ventiquattro anni, perché altri sogni, infine rivelatisi più grandi, erano alla porta. “Ho dovuto decidere se fare il giocatore o il pittore. E ho fatto la mia scelta”.

A quel mondo, Pozzati è sempre rimasto vicino. Finendo anche in panchina, con la squadra dell’Accademia di Belle Arti, per vincere tre titoli universitari ed altrettanti ai mitici Playground dei Giardini Margherita.
La vita oltre lo sport gli ha già assicurato un posto tra i grandi: ordinario di pittura prima ad Urbino e poi nella sua città, all’Accademia di Belle Arti, protagonista di mostre internazionali, cinque prestigiose partecipazioni alla Biennale di Venezia.

Un grande uomo, ed un cuore bianconero. Che oggi Virtus Pallacanestro, col cuore spezzato, affida al suo album di splendidi ricordi. Con la promessa di tenerne per sempre accesa la memoria.